Brexit, quale impatto sul business travel?

Brexit e business travel, che cosa cambierà con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea per il business traveler? Ecco cosa rischiano i viaggiatori.

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Brexit e business travel, cosa cambia per chi viaggia per lavoro?

La Brexit è ufficiale. Il 29 gennaio 2020 il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Bruxelles, ha votato per il via libera all’accordo di recesso della Gran Bretagna dall’Unione europea. La situazione sta creando il panico tra i business traveler e tutti coloro che, per lavoro dovranno recarsi in UK nei prossimi mesi. Ma le preoccupazioni di chi viaggia verso il Regno Unito per lavoro o per piacere devono essere  ridimensionate. Ci sarà tempo fino al 31 dicembre 2020 per prepararsi al dopo Brexit. Un periodo utile soprattutto al mondo del business travel.

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è dunque giunta a un punto di svolta ma i business traveler si chiedono cosa cambierà con la Brexit per i viaggi d’affari.

Stato attuale e ultimi aggiornamenti sulla Brexit

Il 23 gennaio 2020 la Regina Elisabetta aveva dato il suo Royal Assent all’European Union Act, la legge britannica che ogni anno regola i rapporti tra Londra e l’UE, e che quest’anno contiene il Withdrawal Agreement (l’accordo di recesso) che ufficializza la Brexit. Da quella data il Regno Unito sarà ufficialmente fuori dall’Europa.

L’atto formale del Consiglio Europeo di Bruxelles ha confermato con il voto dei restanti 27 stati membri dell’Unione Europea la formale ratifica dell’accordo sulla Brexit per il Regno Unito. In questo modo, dal primo febbraio 2020, la Gran Bretagna sarà ufficialmente un paese terzo all’UE. Alla mezzanotte del 31 gennaio gli eurodeputati britannici non godranno più del loro mandato.

Che cosa cambia con la Brexit per i viaggi?

Dal punto di vista doganale e commerciale, però, per il momento nulla cambia. Ci sarà però un periodo di transizione che durerà fino al 31 dicembre 2020.

L’intesa sulla Brexit tra Gran Bretagna e UE prevede un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2020 per consentire alle parti di stabilire un accordo sulle future relazioni. Non è escluso che UE e UK possano accordarsi per una fase transitoria più lunga, fino al 2022. Il Withdrawal Agreement consente, infatti, di rinnovare la fase transitoria per una sola volta, per un periodo massimo di due anni. Una decisione che va eventualmente assunta prima del 1° luglio 2020.

Stando agli ultimi aggiornamenti il traffico aereo non subirà particolari cambiamenti. Almeno nell’immediato. Il Parlamento Europeo ha approvato nuovi regolamenti che permettono alle compagnie aeree inglesi di continuare ad operare da e verso l’Unione Europea fino a marzo 2020. Ma qual è il vero impatto della Brexit sul business travel e sui viaggi?

Cosa rischiano i viaggiatori con la Brexit

Passaporto per i viaggiatori che escono dal Regno Unito verso l’UE

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Dal 1 febbraio, formalmente il Regno Unito non farà più parte dell’area di libera circolazione di persone e merci dell’Unione Europea. La Gran Bretagna non ha mai fatto parte della Convenzione di Schengen e dunque era sempre necessario il controllo di documenti di identità in partenza e in arrivo. Tuttavia fino a oggi anche la Carta di Identità era accettata alle dogane britanniche.

Per il 2020, periodo di transizione, la Carta di Identità verrà ancora accettata alle dogane UK. Dal 2021, invece, per entrare in UK, a qualsiasi titolo, occorrerà avere un passaporto.

Ad ogni modo i cittadini inglesi che prevedono di viaggiare in uno dei paesi membri UE, dovranno rinnovare il passaporto, se in scadenza, in previsione delle nuove regole sui documenti del viaggiatore dal 2021. I viaggiatori da e per il Regno Unito possono controllare se rientrano nella categoria di coloro che devono rinnovare il proprio passaporto nel sito del Governo Britannico.

Richiesta di visto per il Regno Unito

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Fino al 31 gennaio è sempre stato possibile trasferirsi in UK per sempre o fermarsi e per tutto il tempo desiderato senza bisogno di alcun documento.

Dal 1° febbraio 2020 il Regno Unito diventerà un paese straniero a tutti gli effetti, come lo sono gli Stati Uniti, o il Giappone. Trasferirsi a Londra, per periodi superiori ai 3 o 6 mesi, sarà lo stesso che trasferirsi a New York o Dubai. Sarà dunque necessario un visto, per vivere e lavorare nel paese.

Abolizione delle corsie preferenziali alla frontiera

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Dal 1° gennaio 2021 tra UK e Unione Europea torneranno in vigore le frontiere. A causa della sua insularità, già oggi la Gran Bretagna è separata dal resto del continente europeo. Ci vorrà però un confine fisico tra l’Irlanda del Nord, che appartiene al Regno Unito, e la Repubblica d’Irlanda, stato membro UE. Aerei e navi già oggi quando arrivano in UK, devono effettuare controlli di frontiera e operazioni doganali.

Le attuali corsie di “fast track” disponibili per oltrepassare il confine più velocemente rispetto ai viaggiatori Extra UE scompariranno. Probabilmente resteranno in vigore solo per i cittadini del Regno Unito. Ciò aumenterà in modo significativo i tempi di spostamento all’interno degli aeroporti UK. Le tempistiche di attesa in aeroporto potrebbero dilatarsi per i business traveler europei.

Cosa cambia per il TGV con la Brexit?

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Il treno ad alta velocità francese TGV collega Parigi e Londra in 2 ore. Passa sotto il canale della Manica attraversando l’Eurotunnel. Il TGV è l’unico collegamento terrestre e diretto tra Gran Bretagna e Europa.

Dal 1° febbraio 2020, ma di fatto dal 1° gennaio 2021, anche il TGV dovrà effettuare controlli di frontiera e passare una dogana all’arrivo a Londra e a Parigi, come in un qualsiasi aeroporto.

Rincaro dei prezzi hotel UK

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Esattamente come per i prezzi dei voli, anche i prezzi degli hotel diventeranno più costosi con la Brexit per i business traveler. A causa dell’elevata domanda, le tariffe per alloggi a Londra sono già ai massimi storici, ma l’industria hotel sta per subire un altro rincaro.

Dopo la Brexit, un rallentamento nella richiesta di visto potrebbe avere un grande effetto sul prezzo hotel. Un recente studio condotto da KPMG mostra che oltre 750.000 lavoratori hotel si spostano in Gran Bretagna e sono cittadini di altri paesi UE.

Le regole attuali consentono loro di lavorare dove vogliono, ma nel prossimo futuro dovranno ottenere un visto per continuare a lavorare. Ciò costringerà molte persone ad abbandonare il lavoro, con l’industria alberghiera britannica già in difficoltà nell’assumere nuovi dipendenti. Il sistema potrebbe portare a salari più alti e successivamente a tariffe hotel più elevate.

Senza escludere che, le persone diventino meno interessate a visitare il Regno Unito a causa di tutti gli ostacoli che la Brexit porterà con se. Con meno camere prenotate, gli hotel saranno costretti ad aumentare le loro tariffe, rendendo tutti i soggiorni più costosi.

Le disposizioni alle compagnie aeree in vista della Brexit

Non ci sono ancora scenari definitivi che stabiliscono in che modo le compagnie aeree faranno fronte alle conseguenze della Brexit. Tuttavia, le compagnie aeree del Regno Unito potranno atterrare nei paesi dell’UE e volare nello spazio aereo dell’Unione Europea. Il Ministro dei Trasporti inglese ha promesso di rendere valide queste misure anche per le compagnie aeree degli stati facenti parte dell’UE.

In base al Regolamento 1008/2008, l‘autorità aeronautica di uno Stato membro può concedere una licenza di esercizio di volo solo se il vettore è effettivamente controllato da uno Stato membro o di proprietà di un cittadino UE. Quindi, per attraversare i cieli intracomunitari, è essenziale disporre di una partecipazione maggioritaria europea.

Considerando che, dopo la Brexit, il 70% di Ryanair sarà nella mani di shareholder non europei, come anche l’80% di IAG, è legittimo farsi turbare da alcuni interrogativi sul loro futuro. Ryanair ha già annunciato l’intenzione di “europeizzare” la sua base azionaria. Tra i futuri possibili, il principale vettore low cost in Europa per trasporto passeggeri ha preso in considerazione la possibilità di ritirare i diritti di voto degli azionisti non comunitari, incoraggiandoli così a vendere le loro azioni.

In molti ripongono speranza nell’anno di transizione post-Brexi. Sembra che gli amministratori delegati delle due società abbiano già avanzato ai negoziatori tale richiesta che, se assecondata, consentirebbe loro di trovare soluzioni migliori per quanto riguarda le partecipazioni azionarie.

Le compagnie aeree europee, come Ryanair, avranno il permesso di operare voli domestici all’interno del Regno Unito fino al 27 ottobre 2019. Il Parlamento Europeo ha rigettato le proposte pervenute già da quest’estate di bloccare i voli tra il Regno Unito e l’UE . Il servizio di code-sharing già esistente su alcuni voli continuerà ad essere operativo.

Qualora il Regno Unito e l’UE raggiungano un accordo, il periodo di transizione fino al 2020 dovrebbe assicurare la continua operatività del business dei viaggi per almeno i prossimi 18 mesi.

Brexit, la domanda travel è in calo

La richiesta di viaggi tra il Regno Unito e l’Unione Europea sta già mostrando segni di debolezza. Secondo la AOA – Airport Operators Association, la crescita ha subito un rallentamento dal 7,6% del 2017 a solo il 1,3% del 2018. In compenso, il numero di passeggeri che viaggiano su tratte a lunga percorrenza non facenti parte dell’UE sono aumentate arrivando a un 6,7%, rispetto al 5,1% del 2017.

La Association of British Travel Agents afferma che una Brexit con un no-deal avrà un impatto sul trasporto a breve termine veramente negativo. I progressi nel settore dell’aviazione sono positivi ma restano le questioni di fondamentale importanza come le policy di viaggio. Queste includono le norme che riguardano l’occupazione temporanea del personale che lavora all’interno dell’UE e le passività fiscali.

 

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